Il Primo Maggio tradizionale di un romano distratto significa apparentemente due cose: gita fuori porta e fave col pecorino. Il Primo Maggio tradizionale di un romano consapevole significa in realtà una terza cosa: imbottigliamento nel traffico.

Ricordo il pallone in mano, l’odore della teglia dei pomodori col riso in braccio a mia madre per non far cadere l’olio e la mia testa appiccicata al vetro posteriore della 500 di famiglia, bloccata in coda su una strada consolare a caso. Ricordo i banchetti improvvisati dei venditori di fave ai bordi della strada: “Me fà ‘nabbusta de’ fave per favore?

Si andava ai Pratoni del Vivaro oppure alla Pineta di Ostia. Baccanali di famiglie chiassose, riunite per l’occasione, stipate in accampamenti di fortuna, in cui i padri gozzovigliavano pietanze preparate la notte prima dalle donne di casa. Banchetti di legno imbanditi di piatti semplici in quantità eccessive. Matrone romane in piedi a servire e sfamare figli, generi e nipoti. Ragazzini dalle ginocchia scorticate scorrazzavano tra i cespugli in cerca di serpenti e frammenti di riviste pornografiche.

Alle cinque, quando il pranzo sembrava quasi finito e gli astanti quasi sfiniti, c’era sempre lo zio attento che si alzava dalla sedia e si dirigeva con passo sicuro verso la macchina parcheggiata li davanti. Alzava il cofano posteriore e tirava fuori la busta. Poi tornava verso il tavolo richiamando l’attenzione: “Ecco le fave cor pecorino, daje magnàtene ‘n pezzettino“. Per digerire.

Io e mio cugino a rovistare tra i cespugli, fuori dalla portata dei genitori. All’improvviso una ragazzina zingara. Compare dal nulla per dirci: “Trovate la fava con 7 semi e sarete fortunati“. Ma non c’era più tempo. Era ora di tornare a casa e le fave erano già finite.

Ecco questa è la Roma che mi manca e che forse non c’è più. Quella crassa, festosa e pura dei miei nonni e dei miei genitori. Quella sognante di due ragazzini con le ginocchia scorticate. La Roma delle fave cor pecorino.

Pappardelle con fave, guanciale e pecorino
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Ingredienti
  • 400 g di pappardelle fresche all’uovo
  • 500 g di fave fresche sgranate
  • 100 g di guanciale
  • 100 g di pecorino romano grattugiato
  • ¼ di cipolla rossa
  • sale
  • pepe nero
  • olio evo
  • 1 mazzertto di amggiorana fresca

Preparazione
  1. Togliete le fave dal baccello e sbollentate le fave col guscio in acqua salata per 4 minuti.
  2. Appena sbollentate, conservate l’acqua, togliete le fave e sgusciatele
  3. Crema di fave: prendete la metà delle fave sgusciate e frullatele insieme al pecorino, a due cucchiai di olio e a due cucchiai di acqua delle fave
  4. Tagliate il guanciale a fiammiferi e fatelo abbrustolire in padella antiaderente senza aggiungere nulla.
  5. Quando il grasso si è sciolto e il guanciale è croccante, toglietelo dalla padella e mettetelo a scolare su una carta assorbente.
  6. In quella stessa padella mettete a rosolare la cipolla tritata finemente e la metà di fave intere che avete tenuto da parte.
  7. Cuocete le pappardelle in acqua salata, scolatele al dente e fatele saltare insieme al guanciale con le fave, aggiungendo l’acqua delle fave che avete tenuto da parte.
  8. Spegnete il fuoco, aggiungete la crema di fave, scaglie di pecorino, foglioline di maggiorana e pepe nero macinato al momento.